Liste

Cinque vantaggi dell’avere un blog

Ph. Sincerely Media via Unsplash

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Confesso: volevo scrivere una lista ma (stranamente) non sapevo su cosa. Quello che però ho imparato in questi anni è che non è vero quanto mi ripetevo una volta: se ti sembra di non avere niente da scrivere è bene non scrivere niente. No. Se ti sembra di non avere niente da scrivere, trova qualcosa su cui scrivere e scrivi lo stesso.

Così ho fatto qualche ricerca e sono andata a vedere le giornate mondiali della prima settimana di maggio. Pur essendo stata tentata di scrivere un post sulla Giornata mondiale del Tonno (cioè la giornata dei fuorisede di tutta Italia), o sul Not diet day (avrei avuto comunque molte cose da dire anche su questo), alla fine la scelta è ricaduta sulla Giornata Mondiale dei blogger.

Ha ancora senso tenere un blog nell’era dei social e degli influencer? Nell’era in cui tutto corre velocissimo e se non fai i reel e le dirette su Instagram sei un reietto? Per me sì, ed ecco le mie cinque buone ragioni per essere ancora, orgogliosamente, una blogger lenta nell’era della velocità.

  1. La lentezza, appunto. In una società che corre io scelgo di non correre. Di prendermi del tempo, di pensare e agire all’interno di quel tempo. Pubblicherò un post alla settimana, invece che tutti i giorni. Avrò meno lettori giornalieri, ma che importa? Ne avrò forse di più a lungo termine, perché magari a te che leggi, che corri, non va di leggere un post al giorno o ogni due giorni, e a me non va di fornirti un contenuto raffazzonato solo per fare numero. Ti penso, lettore, lettrice, rispetto il tuo tempo e il mio e quando ci incontriamo è perché lo vogliamo davvero e non perché deve succedere per forza.

  2. La permanenza. Un post è per sempre. Sta lì, sulla pagina digitale, sullo schermo del tuo computer o del tuo telefono. Se lo cerchi, dopo un mese, dopo un anno, lo trovi. Non viene rapito dal turbinio delle cose, non sparisce soppiantato da altri video, da altri reel, da altre storie. Sta lì, e tu sai che c’è e se ci vuoi tornare, facilmente, puoi.

  3. Lo spazio. Molto spesso un post sui social non basta a dire tutto quello che si vorrebbe. È vero che in alcuni casi non ci sono limiti di battute, ma è vero anche che il tacito accordo tra chi fornisce il servizio e chi ne fruisce è la rapidità e questa richiede che i post siano brevi, che tu possa leggerli mentre sei in fila alla posta o dal salumiere. E anche il tempo dell’attenzione è limitato, pochi secondi o, al massimo, un paio di minuti. Su un blog, invece, sai che in genere troverai un contenuto più ampio, più argomentato o approfondito, che richiederà un impegno di lettura maggiore. Ma il luogo in cui ci incontriamo – io che scrivo e tu che leggi – è una vasta distesa, un campo aperto, e possiamo respirare.

  4. La selezione naturale. Se tu che leggi, invece, vuoi dedicare alla lettura di un post i pochi minuti in fila alla posta o dal salumiere e non uno di più (legittimo), magari non ti interessa leggere l’articolo che ho scritto. E a me non interessa raggiungere un lettore che in quel momento non ha il tempo o la voglia di starmi a sentire. Non c’è niente di male in questo. Semplicemente, come si direbbe in gergo, non sei nel mio target. Questo però non vuol dire che non lo sarai mai. Non lo sei in quel momento. Ma siccome il post sta lì, se e quando avrai voglia e tempo, potrai raggiungerlo anche tu.

  5. Perché puoi essere come sei. Certo, tenere a mente il lettore ideale ti aiuta a definire meglio i tuoi contenuti e il tuo stile. Ma tenere a mente che il lettore ideale potrebbe non esistere ti aiuta a liberarti di inutili sovrastrutture. Prima di tutto, ci sei tu che scrivi. Ed è giusto che se qualche lettore arriverà ti conosca per quello che sei. E quello che sei richiede il tuo tempo – il tempo in cui ti coltivi, in cui fiorisci – e il tuo spazio – lo spazio necessario a spiegarti, a essere come sei. Chi scrive, scrive sempre nella solitudine, nel silenzio o nel baccano delle sue idee. Ma poi c’è quel momento, quel magico momento dell’incontro, in cui tu che scrivi non ci sei già più eppure ci sei per sempre e tu che leggi dai un senso a ogni intenzione, a ogni parola. Io non ti vedo, non ti conosco, lettore, lettrice, eppure scrivo per te.

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