
Ho cominciato a leggere Il fiore è nudo (AnimaMundi Edizioni), nell’azzurro di un aereo in volo. Forse anche per questo ho avuto l’impressione che le parole di Giuseppe Conoci mi restituissero a una dimensione di leggerezza. Mi portavano fuori dalle mie urgenze, mi facevano stare nel mio respiro.
Una volta tornata a casa, ho finito il libro lentamente, ripercorrendo certi versi o brani che mi sembravano particolarmente veri. Qui ne riporto alcuni che vorrei non dimenticare.
Per tutto il tempo della lettura, qualcosa mi è risuonato familiare: in parte era l’eco di Bobin, che in passato avevo letto e amato; in parte quell’allenamento dello sguardo che intende accogliere e salvare; ma soprattutto era la sensazione che il mio sentire fosse allineato al suo.
Quanta violenza ci facciamo ogni mattino
a metterci di corsa nei nostri panni
senza svuotare mai le tasche
portare molto peso.
Tenere fede alla velocità
tenere fede alla fretta
senza porgere mai l’orecchio
a ciò che grida o bisbiglia in noi.
È questo vivere?
Noi non abbiamo colpa
l’umano sta seppellito in noi
richiede il tempo di una lenta
caritatevole attenzione.
*
Come farei se non ci fosse il mattino
questa sua luce che soccorre
che prende tutto e risana
questo silenzio che sistema
ogni cosa al proprio posto.
*
Che noia essere coerenti alle proprie idee,
che noia essere sempre se stessi,
sempre la stessa persona per una vita intera.
Che gioia essere a se stessi sconosciuti,
non sapere chi si è,
incontrarsi di momento in momento,
scoprirsi di volta in volta una persona nuova.
A volte piacevole altre volte disgustoso tale incontro.
Si ha fame, senza sapere di cosa.
*
Ho sempre pensato che la linea di confine tra la persona comune e il poeta fosse sottile e piuttosto labile. Ciò che la persona comune rimuove da sé frettolosamente, il poeta accoglie a sé curioso. Ciò che per la persona comune rappresenta una perdita di tempo, per il poeta è dimora e impiego fisso. La persona comune cerca di liberarsi da ciò che la opprime, da ciò che è nell’anima come un peso, distraendosi. Il poeta affonda nella sua pesantezza e trova le parole per cantarla. Così si rende leggero e rende più leggero il mondo. Il poeta abita nella stessa casa in cui abita la persona comune, abita lo stesso mondo, ha persino gli stessi occhi.
*
Giuseppe Conoci, Il fiore è nudo, AnimaMundi Edizioni, 2011.