
Non sei mica un’idiota, eppure inciampi ripetutamente sulle pietre sconnesse del pavé del tuo cuore, ti sei lasciata convincere dalle tue disarmate sciocche aspettative. Forse ogni lattina di noccioline ha in agguato un serpente falso, ma tu continui ad aprirle, come una scema, perché nel profondo dell’animo credi ancora nelle noccioline.
Ho trascorso le ultime settimane abbandonando libri. A volte era per il libro in sé – storia noiosa, stile troppo piatto – a volte perché in quel momento cercavo un’altra cosa, e mi dicevo sì, questo sì, ma magari dopo. Non avevo bisogno di essere intrattenuta, avevo bisogno di essere assaltata. Volevo un libro che sapesse tendermi agguati, che non mi preparasse al finale, che mi sorprendesse quando ormai pensavo di aver capito tutto, che mi facesse pensare – possibilmente di continuo – questa poi. Ero ormai sicura che non l’avrei trovato, poi per fortuna è arrivato lui.
Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata (Einaudi 2021, traduzione di Marco Rossari) è il primo libro di Raphael Bob-Waksberg, autore della fortunata serie BoJack Horseman. È una raccolta di racconti per metà assurdi e surreali e per metà assolutamente comuni, nel senso di ordinari e nel senso di cose-che-almeno-una-volta-nella-vita-abbiamo-pensato-o-provato-tutti. La metà assurda e surreale è quella dei fatti: caproni sacrificati nel giorno delle nozze; uno scienziato che viaggia in una dimensione alternativa a quella reale; una creatura clone dei diversi presidenti degli Stati Uniti; due tizi che si guardano in un vagone della metropolitana e continuano a farlo, senza mai rivolgersi la parola e senza mai scendere a nessuna fermata, per sessant’anni. Riusciresti mai a immedesimarti in una di queste assurdità? No. E allora dov’è che mi chiami, come lettore o lettrice, dov’è che mi chiedi di essere io quell’uomo che sacrifica caproni, quella donna che resta tutta la vita sul vagone, quello scienziato che zigzaga tra la sua vita e un’altra sua vita?
Il nuovo universo che avevo scoperto era emozionante e terrificante e romantico, come qualsiasi cosa che cerchi di essere tutte e tre le cose. Attraversi l’Anti-Porta e all’improvviso sei una persona diversa.
C’è un cuore, in ognuno di questi racconti, che somiglia al mio – e al tuo, e al suo. Una ferita che riconosci perché ne hai una uguale o molto simile. Una richiesta, discreta o scalmanata, di essere visti e soprattutto di essere guariti o amati (in tutta la nostra gloria devastata). Una fantasia che almeno una volta hai fabbricato anche tu nella tua mente. Ed è qui che i racconti di Raphael Bob-Weksberg diventano anche tuoi – comuni e ordinari – è qui che lui ti chiama a partecipare. E tu partecipi, perché non puoi fare altro.
Aveva avvinghiato tutta la sua vita intorno a lui, come un koala a un ramo. E ora il ramo non c’era piú e Lucinda doveva gestire il fatto che la sua vita adesso era avvinghiata intorno al nulla, il che ovviamente era del tutto normale. Tutto il dolore che provava Lucinda era normale. Il vuoto era normale. L’aspro incenerente noioso orrendo crudo scabro ossessivo intorpidente scioccante vuoto che adesso la consumava completamente era del tutto nella media.
Perché anche a te sarà capitato – a me è capitato – di sedere su un autobus, proprio davanti a uno sconosciuto, a una sconosciuta che ha ricambiato il tuo sguardo, e chiederti che cosa succederebbe se adesso invece di scendere alla tua fermata e recarti nel tuo stupido ufficio tu mandassi tutto all’aria e scendessi dove scende lui, dove scende lei, e trovassi un pretesto qualsiasi, anche banale, per cominciare una conversazione e poi magari scoprire che è la persona che amerai tutta la vita. Ti sarà capitato – a me è capitato – che a un certo punto la tua comune, ordinaria storia d’amore sembra andare a rotoli e tutto l’universo cospira contro di voi e davvero la scelta migliore sarebbe quella di chiuderla lì e chi s’è visto s’è visto, ma poi un gesto piccolo, complice, una frase che sul momento sembrava sbagliata e invece era l’unica possibile, ti ricorda quanto quell’amore sia solo vostro e allora al diavolo l’universo e tutte le sue cospirazioni. Ti sarà capitato – a me è capitato – di chiederti cosa sarebbe successo se quella volta, in quella data occasione, avessi fatto un’altra scelta, avessi imboccato un’altra sliding door: che ne sarebbe stato di te? Saresti stato più felice? Sarebbe stata una catastrofe?
La differenza tra le nostre fantasie e quelle di Raphael Bob-Waksberg è che lui, autore dalla straordinaria inventiva e dall’irrefrenabile immaginazione, arriva fino in fondo e, scrivendole, le realizza in tutti i loro dettagli, rispondendo alla domanda narrativa per eccellenza: what if?
FATTO: Le cose piú importanti non vengono condivise; sono importanti solo per noi. Il modo in cui tua madre alza gli occhi al cielo, la tua decisione improvvisa di smettere di mangiare carne rossa, l’immediata inspiegabile tristezza che hai provato quando hai visto la camicia di tuo padre sullo schienale della sedia. Puoi scrivere tutto, puoi metterlo nel tuo diario dei fatti, ma la verità è che nessuno può capire davvero l’intreccio di esperienze e passioni che ti rende quello che sei. È una collezione privata, un linguaggio segreto, un sassolino nella tasca che gingilli quando sei in ansia, duro come la geometria, liscio come il sapone.
E poi c’è tutto il resto: c’è la battuta sagace al momento giusto, c’è una prospettiva che non avevi mai considerato (per esempio: che cosa pensa il tuo cane di te? quale spiegazione si dà del mondo e del modo in cui conduci la tua vita?), c’è l’indagine sui rapporti umani condotta con grande onestà e ferocia, c’è una costruzione dei racconti degna della migliore narrativa americana, c’è una certa idea dell’amore e c’è anche l’amore com’è, tutto sgorbio e imperfetto, e c’è, infine, quella frase che avresti potuto scrivere tu, che avresti voluto scrivere tu ma tu non sei Raphael Bob-Weksberg, non hai inventato né BoJack né i personaggi di un libro dal titolo esplosivo. È un fatto, però, che in quei personaggi tutti disordinati, slabbrati, pieni di buchi, eccentrici e ordinari a un tempo, ci sei anche tu, perfino a dispetto di ogni mancata possibilità di condivisione e di quella solitudine – così assoluta, incomunicabile – che ci appartiene.