Con parole tue

Tre poesie di Anna Maria Carpi

Cosí si chiama,
poesia, e mai
le daranno altro nome.
Pochi sanno che viene
da un verbo greco che diceva «fare».
Ma perché ci esalta
perché ci dà speranza
questo modo d’esprimerci traslato
questo parlar diverso dal parlato?
Poi anche i bravi vanno nell’oblio
ma bravi che vuol dire?
Quel che fa un pesce: un attimo la testa
fuori del mare,
schiuma rimbombo d’onde
ansar di branchie,
un guizzo e risprofonda.

*

Accanto a me nel letto
un fruscio una spalla. Tre di notte.
Dormi, non dormi?
Non glielo chiedo. Forse torna il sonno.
Se non fosse
quest’ansia senza meta,
l’inferno delle cose,
diverso il suo dal mio che non vale la pena
di parlarne.
Tutto sappiamo tranne cosa fare.

*

Là vorrei abitare, sotto gli alberi
all’imbocco del parco: ailanti, ippocastani
le foglie orlate d’oro, ma l’autunno non dura,
eccole rasoterra in fuga per le strade.
Una notte d’inverno senza fine,
in mezzo a loro, senza di me: è il mio sogno.

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Anna Maria Carpi, L’aria è una, Einaudi.

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