
«E mi dice non ci perdiamo.
Io gli dico non ci perdiamo.
Ma lo diciamo come i gatti
come le conchiglie
come le nocciole
– lo diciamo in silenzio,
come fanno le persone felici.»
C’è un amore solo nostro. Un bene nascosto, segreto, che non sa nessuno. Lo portiamo in tasca come un amuleto, lo custodiamo sotto il cuscino. Non lo diciamo, o lo diciamo a bassa voce solo a chi può sentire. Abita un luogo incantato, un fossato, tra il mare e gli alberi di nocciolo. In quel luogo amiamo e siamo amati, e non abbiamo bisogno di parole. Se una parola viene è una promessa buona, un proposito che ci sfidiamo a mantenere: non ci perdiamo. Nel cuore sappiamo che può accadere, che accadrà: ci perderemo. Allora, che ne sarà di quell’amore?
Di notte lei, che non ha nome, scende nel silenzio dal suo letto e raggiunge Seb. Seb è solo per lei. Parla una lingua che solo lei conosce, lo raggiunge in un luogo che solo loro conoscono. Si cercano come in un sogno, come una fantasia si crescono l’un l’altra. Corrono nel vento finché non lacrimano gli occhi – e forse non è il vento; ascoltano il conforto che viene dalla musica della notte; si scambiano con gli occhi la promessa più grande. La storia di quest’amicizia, così privata, così delicata e profonda, la racconta Claudia Mencaroni e la illustra Luisa Montalto in Seb e la conchiglia (VerbaVolant 2018), un libro particolare fin dal formato: un “Libro da Parati”, che si apre pagina dopo pagina diventando un poster.
Se i due protagonisti possono felicemente fare a meno del linguaggio degli adulti, e del resto del mondo, l’autrice si serve invece di parole scelte con grande attenzione. Si rivolge a un pubblico bambino, il più esigente che ci sia, perché sa – senza averlo imparato – che esistono parole precise per ogni cosa e che quelle vanno usate. Per descrivere i rumori della notte, per sentire con tutti e cinque i sensi, per le stelle che friniscono e le foglie che scricchiolano. Il suo racconto diventa così poesia, nel senso più alto del termine: attenzione artigianale, cura umana, lirica, equilibrio sospeso tra realtà e immaginazione. Le illustrazioni sono compagne fedeli, non ancillari ma complementari, viaggiano accanto alle parole in perfetta sinergia, tanto che mai viene da chiedersi se siano nate prima le une o le altre. Questa magia ricercata premia le autrici: il libro è finalista al Premio Andersen 2019 nella categoria 6-9.
Ma non esiste un’età per leggerlo, per apprezzarlo – ormai lo sappiamo. Come non esiste una stagione ideale per i libri buoni. Eppure che strano effetto leggerlo – rileggerlo – proprio sul finire dell’estate. Quando settembre bussa alle porte e invita al risveglio, quando ti prepari a riemergere da un lungo sogno, sfuggente, incantato, e ne hai già nostalgia, non vuoi che finisca. Allora di tanto in tanto tornerai a sognarlo con gli occhi aperti, ricorderai. E noi, dopo aver conosciuto Seb, continueremo a raggiungerlo nel nostro nascondiglio, continueremo a sfregare la sabbia sulle nostre guance, a sentire il sale nella nostra bocca, a tenere sotto il cuscino quella conchiglia e sapremo che sì, forse la promessa non siamo riusciti a mantenerla, ci siamo perduti. Ma quell’amore non lo perderemo.