
Ph. Daan Huttinga via Unsplash
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- What is love? – Haddaway È il 1993 e abbiamo preso una casa in affitto sul mare. Mio fratello ha nove mesi, mia sorella cinque anni e io sette. Ogni pomeriggio scendiamo in spiaggia da soli con mia madre. Arrivati al muretto, un nugolo di ragazzi e ragazze ci viene incontro, avranno sedici o diciassette anni, a me sembrano tutti già grandi. Aiutano mia madre con le sacche e l’ombrellone, Anna prende in braccio mio fratello e una alla volta scavalchiamo il muretto. A me piace Roberto, ha la pelle abbronzata e lavora nella radio locale. Quando c’è la sua trasmissione io e mia madre ci sintonizziamo sulla stazione per ascoltarlo e ci sentiamo emozionate perché ci sembra di conoscere una persona famosa. Io, quando sarò grande, gli dirò che lo amo e ci metteremo insieme. Intanto ogni volta che mi parla non gli rispondo, ho troppo cuore dappertutto e le parole non escono.
- This is the rhythm of the night – Corona Tra poco avrò l’età per andare a ballare e andrò a ballare con le mie amiche. Non ho ancora delle amiche, ma le avrò. So già che andremo al mare insieme, faremo i test sul Cioè e ci racconteremo il nostro primo bacio. Si chiama comitiva, io non ce l’ho ma l’avrò. Indosseremo le collanine dell’estate e ci faremo i tatuaggi lavabili sulle braccia, prenderemo il Cremino al lido e metteremo le canzoni al juke-box. L’estate sarà allegra e ci verrà la nostalgia quando sarà il momento di tornare a scuola. La sera in tv guardo il Festivalbar fino alla fine senza mai avere sonno e mangio l’omelette con la sottiletta che mi ha preparato mia madre (in realtà è una frittata). Sogno gli anni che non ho, so che sarò felice.
- Tre parole – Valeria Rossi Ovunque si sente questa canzone cretina che sappiamo tutti. Questa e quella sbobba melensa di Infinito di Raf. Quest’anno il Festivalbar fa tappa anche a Taormina. Io e la mia migliore amica sentiamo il dovere morale di procurarci i biglietti. Li trova sua madre, ci accompagna suo padre. Con noi c’è un’altra ragazza, che passerà tutta la sera accovacciata sui gradoni del teatro antico per un’emicrania bruciante. A me dispiace per lei, però mi voglio divertire; mi diverto e mi sento in colpa. A fine serata ci avviciniamo al palco e cerchiamo inutilmente di avere l’autografo dei presentatori – Alessia Marcuzzi, Daniele Bossari; Natasha Stefanneko va via subito, forse ha sonno. Sulla strada del ritorno dico alla mia migliore amica: “Lo sai che ho letto sul Tv Stelle che in realtà la canzone di Valeria Rossi aveva altre parole? Diceva sono il traditore, sono il tuo dolore, sono la notte che non vuol passare” “Veramente?” “Sì” “E perché gliel’hanno cambiata?” “Interessi della casa discografica. Era più bella prima, vero?” “Decisamente”. Sento che c’è qualcosa che mi accomuna a quella prima versione del testo, non so cos’è. Lo capirò più avanti che ci sentiamo tutti dei serpenti nel petto e che gli altri fanno i salti mortali per non averci a che fare.
- Stop Crying Your Heart Out – Oasis L’ho dato poi il mio primo bacio, a quattordici anni, è stato orribile. Avevo saliva ovunque e non era la mia. Volevo piangere e invece tenevo S. per mano mentre mi raccontava dei suoi dubbi sull’Erasmus. Questo però accade dopo. Da qualche anno abbiamo internet a casa, mi collego la sera perché si paga meno. Apro Talk Talk e chatto con degli sconosciuti che quando mi chiedono “di dv 6?” blocco perché mica le paghi le vocali, dai. Ma tra gli sconosciuti c’è G., un ragazzo che invece mi conosce, sa chi sono, sa dove abito, mentre io non so chi sia. Dovrei trovare la cosa almeno inquietante ma evidentemente non mi si è ancora sviluppata la parte del cervello che suggerisce pericolo. La cosa, semplicemente, mi incuriosisce. Ogni volta che esco coi miei amici mi manda un messaggio in chat e mi dice com’ero vestita: “Come stavi bene con quella gonna bianca e rossa stasera” oppure “Per un attimo ci siamo guardati, chissà se te ne sei accorta”. Io non ho idea di cosa stia parlando. Con la mia migliore amica (quella del Festivalbar) frequentiamo sempre gli stessi posti, lo stesso lido. Una sera mi viene il sospetto che G. possa essere nella comitiva accanto alla nostra. “Chiamalo”, mi dice la mia amica. Allora provo a fargli uno squillo e a un ragazzo vicino a noi si illumina la tasca bianca dei pantaloni. Stacco subito e la tasca si spegne. G. è amico di A., un altro ragazzo con cui chattavo prima di lui. Non so come viene fuori che piaccio a entrambi. Non ci credo neanche per un secondo, non sono mai piaciuta a nessuno, avranno fatto una scommessa. Siccome con A. litigo soltanto perché è un rozzo maschilista presuntuoso, decido di dare una possibilità a G. e una sera ci vediamo in una piazzetta sul lungomare. Parla velocemente e imbarazzato, io cerco in lui qualcosa che mi piaccia ma trovo soltanto un grande naso pieno di punti neri. Davvero, è l’unica cosa che ricordo. I punti neri. Però diventiamo amici (restiamo amici?), uniamo le comitive e per quell’estate continuiamo a uscire tutti insieme. Poi non so cosa succede. Ognuno prende la sua strada, parte, si allontana, cresce. Non si spezza nessun legame perché non c’era nessun legame da spezzare.
- World Sick – Broken Social Scene Dopo non ci sono state più colonne sonore. Comitive, lidi. C’è un buco enorme in cui le canzoni del presente non esistono. Non esistono le canzoni che passa la radio. Non ci sono i juke-box sulla spiaggia. Quello che ascolto lo scelgo io rovistando in anni senza stagioni. L’estate diventa solo il periodo in cui torno a casa. Quell’estate, prima di tornare a casa e prima dell’esame di Letteratura con Ferroni, mi slogo una caviglia. Chiedo il prolungamento al prof, me lo concede, mi presento con le stampelle. Ho studiato benissimo l’Orlando furioso, so tutto perché è Ferroni e provo verso di lui un timore reverenziale. Tuttavia, resto quella che sono. Quando si confonde sui giganti del deserto, lo correggo senza pensarci. Mi dà 29. “Ma chi ti porta?” dice il mio ragazzo, che mi ha aspettato fuori dall’aula. “Mi è venuto spontaneo”. Incasso lo smacco e torno a casa, l’ho già dimenticato. Scrivo, leggo i racconti degli altri, con i ragazzi del sito organizzo le serate del tour. Conosco uno scrittore che davanti a una birra mi dà una dritta sulla scrittura che trovo utilissima e di cui non mi servirò mai. Mi manda delle mail in cui mi suggerisce altra musica, mi innamoro dei Diaframma. Ma quella è l’estate dei Broken Social Scene, degli Arcade fire, dei The National. Mi pare che finalmente la mia vita mi corrisponda, che io mi trovi a un passo da quel che sono davvero. Sono dove vorrei essere, faccio quel che vorrei fare. Manca solo un passo, un passo soltanto. Che non farò. Smetterò però di sognare gli anni che ancora non ho. Sognerò quelli che ho avuto, saprò che sono stata felice.